Banca d’Italia: l’intermediazione creditizia non bancaria nel 2025
Il 2025 segna il ritorno alla crescita del credito per imprese e famiglie, sostenuta dall’allentamento monetario, sebbene pesino ancora incertezza geopolitica e tensioni energetiche. Gli intermediari ex art. 106 TUB rafforzano il proprio ruolo nei comparti del credito specializzato, con impieghi e quote di mercato in aumento. Vigilanza intensa su rischi di credito, governance, resilienza digitale e sostenibilità in un sistema finanziario che si conferma nel complesso solido
(Estratto della Relazione annuale e Relazione sulla gestione e sulla sostenibilità della Banca d’Italia, 29 maggio 2026)
Il 29 maggio 2026 la Banca d’Italia ha presentato la Relazione annuale – anno 2025 e la Relazione sulla gestione e sulla sostenibilità, documenti che offrono una fotografia e un’analisi approfondita dell’economia e dell’evoluzione del sistema finanziario. Diverso spazio è dedicato all’analisi dell’intermediazione finanziaria non bancaria, un comparto rilevante nell’ambito del sistema finanziario italiano che affianca, con importanza crescente e innovazione, quello tradizionale bancario nel supporto all’economia reale. Secondo Banca d’Italia, “alla fine del 2025 le attività degli intermediari finanziari italiani erano pari a tre volte il PIL, un valore inferiore a quello di Francia e Germania. Il 56 per cento faceva capo al sistema bancario, il cui grado di concentrazione è lievemente aumentato dopo le aggregazioni realizzate nel corso dell’anno. La quota di attività riconducibili agli intermediari non bancari è salita negli ultimi anni, ma la dimensione del comparto resta contenuta nel confronto internazionale. Il processo di trasformazione digitale del settore finanziario si è ulteriormente rafforzato”.
I dati proposti illustrano le recenti dinamiche del credito e del sistema finanziario, le trasformazioni in atto e le sfide per l’accesso ai finanziamenti da parte delle imprese, con implicazioni rilevanti per il loro sostegno e per la stabilità finanziaria.
Di seguito vengono riportati estratti selezionati delle Relazioni 2026, riorganizzati per temi, con l’obiettivo di fornire una sintesi articolata dell’evoluzione recente del credito, della struttura del sistema finanziario e delle attività di supervisione.
La dinamica del credito nel 2025
Nel 2025 nell’area dell’euro è proseguita l’azione di progressivo allentamento del grado di restrizione della politica monetaria. L’allentamento monetario ha favorito una progressiva discesa del costo del credito bancario e un graduale recupero dei prestiti.
Nella prima metà del 2025 è proseguita la trasmissione dell’allentamento monetario ai tassi sui prestiti bancari in linea con le regolarità storiche, favorendo la ripresa del credito al settore privato non finanziario; successivamente gli effetti dell’inasprimento delle politiche commerciali e il conseguente aumento dell’incertezza hanno inciso negativamente sulla dinamica dei finanziamenti alle imprese.
Secondo i risultati dell’indagine sul credito bancario nell’area dell’euro (Bank Lending Survey, BLS) per il 2025, l’andamento dei prestiti alle imprese ha beneficiato della ripresa della domanda di credito dovuta al calo dei tassi di interesse e, limitatamente all’ultimo trimestre, alle maggiori necessità di scorte e di capitale circolante. I criteri di offerta applicati dalle banche si sono nel complesso lievemente irrigiditi a seguito dell’aumento dei rischi percepiti e della minore tolleranza verso i rischi stessi. Vi ha contribuito anche l’impatto delle tensioni commerciali e della conseguente elevata incertezza. Nel primo trimestre dell’anno in corso, i criteri di concessione del credito si sono ulteriormente inaspriti, risentendo degli effetti dei recenti sviluppi geopolitici, anche sui mercati energetici.
Nel 2025 i prestiti alle imprese non finanziarie sono tornati a crescere per effetto di un rafforzamento della domanda, sostenuto dalla riduzione dei tassi di interesse e da una maggiore propensione a investire. È proseguito il graduale ridimensionamento dell’incidenza dei prestiti con garanzie pubbliche alle imprese, che resta consistente. L’espansione è proseguita nel 2026 (2,2 per cento sui dodici mesi terminanti a marzo; l’aumento è stato trainato dalle aziende con merito di credito più elevato e ha riguardato tutti i principali settori di attività. Le evidenze dalle indagini condotte presso le imprese indicano un incremento della domanda di credito per operazioni di investimento in misura più marcata tra le aziende con oltre 100 addetti. Secondo i dati dell’Istat le condizioni di offerta da parte degli intermediari sono lievemente peggiorate nel primo trimestre, in particolare tra le imprese manifatturiere di piccola e media dimensione.
La quota dei prestiti bancari alle imprese assistiti da garanzie del Fondo centrale di garanzia e della SACE, aumentata notevolmente nel biennio 2020‑21 a seguito delle misure introdotte durante la pandemia, rimane elevata. Il regime transitorio delle garanzie del Fondo, introdotto dal DL 145/2023 e successivamente modificato, è stato prorogato anche per il 2026, confermando alcune condizioni più favorevoli rispetto a quelle vigenti prima della pandemia (in particolare l’ammontare massimo garantito), seppure meno vantaggiose di quelle adottate dopo lo scoppio del conflitto in Ucraina.
Struttura del sistema bancario e non bancario
Alla fine del 2025 faceva capo alle banche il 56 per cento delle attività degli intermediari finanziari italiani. Il sistema bancario era composto da 129 intermediari (5 in meno del 2024), ripartiti tra 48 gruppi e 81 banche non appartenenti a gruppi. Queste ultime comprendevano 39 banche di credito cooperativo (BCC), 31 società per azioni e 11 banche popolari. Ai 10 gruppi classificati come significativi (significant institutions, SI) nell’ambito del Meccanismo di vigilanza unico (Single Supervisory Mechanism, SSM) era riconducibile circa l’80 per cento del totale degli attivi del sistema. Le aggregazioni avvenute durante l’anno hanno lievemente aumentato la quota di attivi facente capo ai principali 5 gruppi; quest’ultima rimane comunque inferiore a quella osservata negli altri maggiori paesi dell’area dell’euro, ad eccezione della Germania.
Le banche hanno proseguito la riorganizzazione della rete delle filiali: nel 2025 il numero degli sportelli è sceso di circa il 3 per cento, portandosi a poco più di 19.000; quello dei dipendenti è stato ridotto del 2, a circa 264.000. Negli ultimi dieci anni il numero degli sportelli e quello dei dipendenti sono diminuiti del 35 e del 13 per cento, rispettivamente.
Al contempo continua a crescere il ricorso ai canali digitali da parte della clientela.
Agli intermediari non bancari è riconducibile il 44 per cento degli attivi complessivi del sistema finanziario; dal 2020 tale quota è aumentata di 3 punti percentuali. Oltre la metà delle attività fa capo a compagnie di assicurazione e fondi armonizzati.
Con riferimento agli intermediari finanziari non bancari, alla fine del 2025 erano iscritti nei relativi albi: 167 società di gestione del risparmio (SGR), 18 società di investimento a capitale fisso (Sicaf), 65 imprese di investimento – di cui 57 società di intermediazione mobiliare (SIM) italiane, 6 extra UE e 2 imprese di investimento di classe 1 autorizzate in altri Stati UE con succursale in Italia che soddisfano i requisiti previsti dall’art. 4, paragrafo 1, punto 1) lettera b), del regolamento CRR – 8 gruppi di SIM, 179 intermediari finanziari, 40 IP, 11 Imel. Erano inoltre censiti: 13 operatori del microcredito, 31 società fiduciarie.
Nell’ambito della vigilanza sugli intermediari finanziari iscritti nell’albo ex art. 106 TUB e sui gestori di crediti in sofferenza, nel 2025 la Banca d’Italia non ha autorizzato né ricevuto istanze per l’autorizzazione di nuovi intermediari finanziari ex art. 106 TUB; ne ha cancellati sette dall’albo.
(3) Incluse le società specializzate nell’acquisto di partite anomale.
Impieghi, redditività, rischi e patrimonio
Dopo una fase di contrazione durata quasi due anni, a dicembre del 2025 la dinamica dei prestiti bancari alla clientela è tornata positiva (0,7 per cento; rispettivamente da -1,2 e da -3,3 alla fine del 2024 e del 2023; fig. 12.4).
La crescita del credito alle famiglie si è intensificata (al 3,1 per cento, dall’1,2 nel 2024), sostenuta dalla domanda di mutui residenziali. I prestiti alle imprese sono tornati ad aumentare (1,4 per cento, da -2,6), beneficiando della ripresa della domanda connessa con il calo dei tassi di interesse, con il minore ricorso all’autofinanziamento e con le maggiori necessità per investimenti fissi.
Sulla base dell’ultima indagine RBLS, nel 2025 l’incertezza relativa alle prospettive di crescita globale connessa con le tensioni commerciali ha influenzato negativamente la rischiosità delle imprese affidatarie; ciò nonostante l’impatto sulle condizioni creditizie sarebbe risultato finora molto contenuto.
Nel primo trimestre del 2026 la crescita del credito bancario alla clientela (imprese e famiglie) è rimasta sostanzialmente invariata; nei prossimi mesi potrebbe risentire dell’elevata incertezza del quadro macroeconomico globale e del rincaro dell’energia. Secondo la versione più recente della Bank Lending Survey (BLS), per il trimestre in corso gli intermediari prevedono un marcato irrigidimento dei criteri di offerta per i prestiti alle imprese, più forte per i settori maggiormente esposti alle tensioni geopolitiche e, in particolare, all’aumento dei prezzi dell’energia.
La qualità del credito si è confermata elevata, grazie alle politiche di offerta prudenti adottate negli anni scorsi e alla solidità dei bilanci delle imprese e delle famiglie. Nel 2025 il flusso di nuovi prestiti deteriorati in rapporto alla consistenza di quelli in bonis è diminuito all’1,2 per cento. Il calo ha riguardato sia i prestiti alle famiglie sia quelli alle imprese. Hanno continuato a ridursi anche le consistenze dei crediti deteriorati – beneficiando del contribuito delle operazioni di cessione (per circa 8 miliardi) – così come la loro incidenza sul totale dei prestiti, sia al netto sia al lordo delle rettifiche. Il tasso di copertura si è mantenuto superiore a quello della media dell’area dell’euro (50,7 per cento, contro 41,4).
Secondo le stime, il tasso di deterioramento dei prestiti dovrebbe salire in misura contenuta nel 2026 e nel 2027 sia per le imprese sia per le famiglie.
Con riferimento ai profili patrimoniali, alla fine del 2025 il CET1 ratio (common equity tier 1) delle banche italiane si è mantenuto su livelli elevati (15,7 per cento), in flessione di 20 punti base nel confronto con lo stesso periodo del 2024. Il calo ha riguardato esclusivamente le SI (dal 16,2 al 15,9 per cento, valore inferiore di circa 30 punti base rispetto a quello medio delle banche dell’SSM); l’indicatore relativo alle banche meno significative (less significant institutions, LSI) si è invece rafforzato, al 18,6 per cento.
Per il totale del sistema il rendimento del capitale e delle riserve (return on equity, ROE) è aumentato ulteriormente, portandosi al livello più elevato dal 2008 (13,8 per cento). Per le SI il ROE ha raggiunto il 15,2 per cento, circa 6 punti percentuali al di sopra di quello medio delle SI dell’SSM; per le LSI è risultato pari all’8,7 per cento.
Il miglioramento della redditività è ascrivibile principalmente all’incremento delle commissioni (3,1 per cento) e dei ricavi da negoziazione, oltre che alla contabilizzazione di alcuni proventi non ricorrenti. Il margine di interesse è diminuito (-6,3 per cento), dopo il rallentamento del 2024. Nel complesso, nel 2025 il margine di intermediazione è rimasto sostanzialmente stabile.
Nel 2025 gli impieghi degli intermediari creditizi non bancari (si tratta degli intermediari iscritti nell’albo ex art. 106 del Testo unico bancario (TUB) operanti prevalentemente nei segmenti del leasing, del factoring e del credito al consumo; sono esclusi i confidi) sono cresciuti del 3 per cento (2,2 nel 2024), grazie principalmente all’espansione del comparto della cessione del quinto dello stipendio o della pensione (9,9 per cento). Nel credito al consumo e nel factoring gli impieghi sono saliti rispettivamente del 4,5 e del 4,4 per cento, mentre il leasing si è ridotto dell’1,5.
Gli intermediari creditizi non bancari detengono quote di mercato significative in ciascuno di questi comparti: 58,6 per cento nel leasing, 42,2 nella cessione del quinto dello stipendio o della pensione, 41,5 nel factoring e 29 nel credito al consumo. L’incidenza degli operatori appartenenti a gruppi bancari sul totale degli intermediari creditizi non bancari è prevalente nei settori della cessione del quinto dello stipendio o della pensione, del factoring e del leasing, mentre è pari a due quinti nel credito al consumo.
La qualità del credito è lievemente migliorata: al lordo delle rettifiche di valore, l’incidenza dei finanziamenti deteriorati sul totale è scesa di 0,4 punti percentuali, al 3,1 per cento.
La redditività degli intermediari si è mantenuta stabile; il rapporto tra il risultato di esercizio e il totale degli attivi è stato dello 0,7 per cento, sostanzialmente in linea con il 2024. Il rapporto tra i fondi propri e le attività ponderate per il rischio (total capital ratio) è rimasto sostanzialmente invariato, al 14 per cento.
La consistenza delle cartolarizzazioni di finanziamenti bancari gestite dagli intermediari finanziari iscritti nell’albo ex art. 106 TUB e operanti nel comparto delle attività di riscossione dei prestiti ceduti e di svolgimento dei servizi di cassa e di pagamento (servicing) si è ridotta del 2,6 per cento; il 54,7 per cento di tale ammontare riguarda sofferenze. La quota di mercato del totale complessivo dei crediti oggetto delle operazioni di cartolarizzazione gestita da questi intermediari è pressoché stabile nel confronto con quella gestita dalle banche, al 43,7 per cento (al 70,1 se si escludono le operazioni di autocartolarizzazione).
Vigilanza e controlli sugli intermediari finanziari non bancari
Nel 2025 l’azione di vigilanza prudenziale sulle banche e sugli altri intermediari ha riguardato principalmente:
(a) i rischi di credito, con approfondimenti sulla gestione dei crediti deteriorati e sull’efficacia delle operazioni di cartolarizzazione;
(b) i rischi di liquidità e di tasso di interesse, per valutare la stabilità delle fonti di raccolta nell’attuale contesto, caratterizzato da elevata incertezza;
(c) il rischio informatico e le implicazioni connesse con le nuove tecnologie e con l’esternalizzazione dei servizi informatici;
(d) l’adeguatezza patrimoniale e i modelli di business;
(e) il rischio climatico e la finanza sostenibile;
(f) gli assetti di governo societario.
Sono state eseguite oltre 11.200 azioni di vigilanza conoscitiva e correttiva sulle banche e quasi 4.300 sugli intermediari non bancari. L’Istituto ha partecipato a 25 ispezioni presso banche significative italiane, sia di vigilanza prudenziale sia per la convalida di modelli interni (30 nel 2024). Presso le banche meno significative, ha svolto 22 ispezioni (26 nel 2024) di vigilanza prudenziale (di cui 19 a spettro esteso). Sono state inoltre condotte 43 ispezioni su soggetti finanziari non bancari (40 nel 2024).
Il sistema bancario e finanziario italiano resta complessivamente solido; in base alle stime effettuate dall’Istituto la redditività complessiva delle banche si ridurrebbe lievemente nel biennio 2026-27 e tornerebbe a crescere in misura contenuta nel 2028. Nel processo di revisione e valutazione prudenziale degli intermediari bancari (Supervisory Review and Evaluation Process, SREP) effettuato nel 2025, l’Istituto non ha rilevato differenze significative nella rischiosità complessiva dei soggetti vigilati rispetto all’anno precedente. Il sistema bancario ha beneficiato di risultati reddituali particolarmente favorevoli, che hanno consentito un ulteriore rafforzamento del livello di patrimonializzazione.
Esaminando con maggior dettaglio gli intermediari non bancari, nell’anno sono state condotte quasi 4.300 azioni di vigilanza sugli intermediari non bancari (tav. 3.2).
A conclusione del ciclo SREP 2025, il 53 per cento di tali intermediari si è collocato in area favorevole (54 per cento nel 2024). La loro redditività resta spesso modesta con difficoltà nello sviluppo del business; aspetti da porre sotto attenzione sono rinvenibili nel governo aziendale e nei presidi dei rischi operativi. La rischiosità creditizia continua a risentire dell’incertezza del contesto macroeconomico; la dotazione patrimoniale appare generalmente adeguata a fronte dei rischi assunti.
Sono stati adottati 690 provvedimenti (650 nel 2024) nei confronti degli intermediari non bancari, riferibili principalmente a variazioni degli assetti proprietari, a modifiche dell’operatività e a esternalizzazioni di funzioni operative importanti.
L’Istituto ha condotto 43 ispezioni su soggetti finanziari non bancari (40 nel 2024). Di questi, due sono fornitori di servizi esternalizzati. Sono stati inoltre svolti cinque accertamenti di conformità in tema di trasparenza e di contrasto al riciclaggio di denaro (quattro nel 2024) e uno su altri soggetti (come nel 2024).
Tra gli intermediari finanziari iscritti nell’albo ex art. 106 TUB si rilevano carenze negli assetti organizzativi a presidio dei rischi di credito e operativi.
Nel 2025 la Banca d’Italia ha irrogato sanzioni nei confronti di 122 soggetti (63 nel 2024), di cui 30 persone giuridiche (11 banche meno significative e 19 intermediari non bancari) e 92 persone fisiche (esponenti aziendali e responsabili di funzioni).
Nel 2025 sono pervenute all’Istituto 217 segnalazioni aziendali (183 nel 2024), di cui 15 whistleblowing (13 nel 2024). Si tratta di segnalazioni relative a presunte violazioni normative o irregolarità di natura gestionale riscontrate presso banche, intermediari non bancari o infrastrutture di mercato.
Le segnalazioni hanno interessato in prevalenza le banche (oltre l’83 per cento) e temi attinenti principalmente al governo societario (76), al capitale (37) e al rischio di credito (26).
I controlli sui comportamenti degli intermediari
La Banca d’Italia opera per garantire che i comportamenti di banche e intermediari finanziari nei confronti della clientela siano corretti e trasparenti. Ciò permette ai clienti di fare scelte consapevoli sulle caratteristiche, sui rischi e sui costi dei prodotti e dei servizi finanziari presenti nel mercato. In questo ambito l’Istituto: (a) partecipa alla creazione delle regole di trasparenza e correttezza, offrendo consulenza e supporto tecnico ai Ministeri competenti, anche nei processi legislativi europei; (b) predispone e aggiorna le normative secondarie, ossia le regole di attuazione attribuite per legge alla sua competenza; (c) analizza i rischi per la tutela dei clienti anche in relazione all’innovazione dei servizi finanziari e all’evoluzione dei modelli di business degli intermediari; (d) svolge attività di controllo e indirizzo, pubblicando comunicazioni e orientamenti di vigilanza per promuovere comportamenti corretti e rispettosi della disciplina di tutela; (e) fornisce supporto tecnico alle autorità pubbliche deputate alla prevenzione e al contrasto dell’usura.
Nel 2025 l’attività di analisi dei rischi per la tutela dei clienti si è focalizzata su: (a) gli effetti sul credito alle imprese provocati dalla contrazione del numero di sportelli bancari sul territorio, soprattutto per le aziende situate nei comuni interessati da una riduzione significativa; (b) le frodi nei pagamenti, attraverso la definizione di nuovi indicatori che stimano la probabilità per i clienti di subire una frode; (c) il credito al consumo, con riferimento alla concessione di prestiti alle fasce più vulnerabili della popolazione e alle difficoltà di rimborso.
I controlli sono svolti attraverso attività cartolari, analisi dei siti internet degli intermediari, verifiche ispettive (anche presso gli sportelli) e accessi in incognito (tav. 3.3).
Le verifiche si sono concentrate principalmente:
(a) sull’adeguatezza degli assetti di governo e controllo interno nel presidio dei temi di tutela della clientela;
(b) sulla correttezza del processo di gestione dei disconoscimenti di pagamenti non autorizzati dagli utenti;
(c) sulla corretta gestione dei rapporti di credito al consumo e sull’offerta in Italia di prodotti finanziari da parte di operatori in regime di libera prestazione di servizi;
(d) sullo sviluppo di nuovi modelli di business e dell’operatività in materia di criptoattività.
L’attività di vigilanza ha poi riguardato l’offerta del conto di base, la cessione tra intermediari di rapporti giuridici con i clienti, le indagini in materia di credito su pegno, cultura aziendale e governo dei rischi di condotta (conduct governance), nonché i finanziamenti contro cessione del quinto.
Le attività di vigilanza cartolare hanno fatto emergere ambiti suscettibili di miglioramento nell’attenzione prestata ai temi della tutela da parte degli organi di governo e delle funzioni di controllo. Gli accertamenti ispettivi hanno evidenziato debolezze nell’assetto organizzativo e nei presidi di controllo, con impatti anche sul governo dei prodotti e sulle comunicazioni alla clientela. Esigenze di rafforzamento sono emerse anche nelle procedure per la gestione delle operazioni non autorizzate, delle frodi, dei disconoscimenti e delle richieste di estinzioni anticipate del credito ai consumatori.
I controlli in materia di contrasto al riciclaggio e al finanziamento del terrorismo
L’attività di supervisione viene condotta sulla base delle informazioni acquisite nell’ambito della vigilanza a distanza e delle ispezioni, nonché utilizzando i dati provenienti da fonti esterne. A tale proposito, sono stati rafforzati gli scambi con la Vigilanza prudenziale, a livello nazionale, e con la BCE e la UIF.
Nel 2025 circa un terzo degli intermediari (356 su 1.132) è stato sottoposto al percorso di analisi dell’esposizione al rischio ML/TF; su 32 dei 53 gruppi bancari è stata svolta anche un’analisi a livello di gruppo. Inoltre, sono stati effettuati 235 incontri con le funzioni di controllo interne degli intermediari (antiriciclaggio, internal audit e risk management) e sono state inviate 317 lettere con richieste di chiarimenti e/o interventi. Le principali aree di attenzione hanno riguardato i processi di adeguata verifica, la segnalazione delle operazioni sospette e l’assetto organizzativo.
Sono stati svolti 38 accertamenti ispettivi, di cui: 26 all’interno di accertamenti prudenziali che hanno interessato anche profili AML, 4 aventi ad oggetto tutto il comparto AML, 2 mirati su specifici processi AML, 3 di follow-up e 3 nell’ambito della campagna tematica sulle modalità con le quali gli intermediari adempiono all’obbligo di monitorare le transazioni condotte dalla clientela.
Nell’anno sono state irrogate sanzioni in materia di antiriciclaggio nei confronti di 16 soggetti, di cui 2 persone fisiche.
L’impegno per la sostenibilità ambientale, sociale e nella condotta aziendale
La Banca d’Italia è impegnata da tempo, nelle sedi nazionali e internazionali, a valutare le implicazioni per il sistema economico e finanziario dei rischi climatici e ambientali (fisici e di transizione) e a tenere conto degli obiettivi di sviluppo sostenibile nell’esercizio delle funzioni istituzionali. Lo fa nei suoi diversi ruoli di autorità monetaria, di supervisore degli intermediari finanziari, di investitore, di istituto di ricerca, di promotore della cultura finanziaria e di sostenibilità tra i cittadini e le imprese.
In qualità di autorità di vigilanza, l’Istituto promuove l’integrazione della valutazione dei rischi climatici e ambientali nelle strategie, nel governo societario, nel sistema di gestione dei rischi dei soggetti vigilati e nella relativa attività informativa rivolta al mercato.
Questo obiettivo è perseguito agendo su più fronti: (a) partecipando nelle sedi internazionali ed europee all’adeguamento della regolamentazione prudenziale e delle prassi di vigilanza; (b) contribuendo, nell’ambito del Meccanismo di vigilanza unico (Single Supervisory Mechanism, SSM), alla supervisione sull’esposizione delle banche significative ai rischi climatici e sulla loro effettiva incorporazione nella gestione dei rischi aziendali; (c) a livello nazionale, adeguando le analisi e le metodologie di supervisione sulle banche meno significative e sugli intermediari non bancari, nel rispetto del principio di proporzionalità.
Nel 2025 le misure assunte dalle banche significative per integrare i rischi climatici e ambientali nei propri stress test e nel processo interno di valutazione dell’adeguatezza patrimoniale (Internal Capital Adequacy Assessment Process, ICAAP) sono state valutate positivamente dalla Banca d’Italia. Con le banche meno significative e con gli intermediari non bancari è proseguito il dialogo su tali rischi, focalizzato sul monitoraggio dell’attuazione dei piani di azione 2023-25 predisposti dagli intermediari per allinearsi alle aspettative di vigilanza. Particolare attenzione è stata rivolta agli operatori che presentavano i maggiori ritardi, verificando l’adozione di misure correttive idonee a garantire il rispetto delle tempistiche e il completo allineamento entro la fine dell’anno. Le evidenze raccolte, integrate nel processo di revisione e valutazione prudenziale (Supervisory Review and Evaluation Process, SREP) per il 2025, hanno consentito di aggiornare il quadro sul percorso di adeguamento del sistema e di individuare nuove buone prassi.