Supply Chain Finance: un vaccino per le filiere

Quest’ultimo anno di ricerca dell’Osservatorio Supply Chain Finance ha confermato il trend degli ultimi anni di riconoscere il Supply Chain Finance sempre più come uno strumento manageriale a supporto delle filiere. Nella gestione della pandemia, il Supply Chain Finance è emerso come uno strumento fondamentale per assicurare supporto alla propria filiera, andando oltre al primo livello di fornitura, e ponendo un’enfasi rilevante sulle prestazioni finanziarie della propria impresa e dei propri fornitori.

Il Supply Chain Finance si sta dimostrando uno strumento adeguato a supportare la crisi di liquidità indotta dal Covid: quanto questa maggiore consapevolezza amplierà la rilevanza del fenomeno anche per il futuro è la domanda che attualmente si pongono gli operatori di questo ecosistema.

Il mercato potenziale e servito nel 2019

Alla fine del 2019, appena prima della crisi pandemica, le imprese italiane registravano un aumento del fatturato complessivo del 5% sull’anno precedente a fronte di un aumento del Capitale Circolante Operativo Netto (CCON) appena del 2,3%, sintomo di un’accorta gestione di questo componente strategico.

In aumento, seppure in proporzione minore rispetto alla crescita del fatturato, le tre principali voci del CCON. I Crediti Commerciali, comprensivi sia dei Crediti verso Clienti sia dei Crediti di natura commerciale verso società collegate, si assestavano a 505 mld di € (+2,4%). Le Rimanenze raggiungevano 398 mld di € (+2,8%) e i Debiti Commerciali, anch’essi composti dai Debiti verso Fornitori e dai Debiti di natura commerciale verso società collegate, aumentavano fino a 485 mld di € (+3,8%), mentre calavano leggermente gli Acconti (75 mld di €, -4,5%).

Grazie soprattutto ai minori tempi di incasso, il ciclo di cassa complessivo risultava in calo, con i tempi di pagamento che si mantenevano stabili.

Nel 2019, un’impresa in media doveva attendere 72 giorni per incassare un credito commerciale, tre giorni in meno rispetto all’anno precedente, mentre impiegava 88 giorni per saldare i propri debiti commerciali, in continuità con il 2018. Infine, il valore dei giorni di copertura del magazzino era pari a 46 giorni, anch’esso invariato rispetto al 2018. Il ciclo di cassa risultante, pari a 30 giorni e in calo del 6% rispetto all’anno precedente, rappresentava tuttavia una visione aggregata che era fortemente influenzata dalle performance delle grandi e grandissime imprese.

Nel 2019, il mercato potenziale del Supply Chain Finance era servito soltanto al 29%, per un totale di circa 146 miliardi di €, dato che confermava la presenza di ampi margini di miglioramento.

Si riscontrava una contrazione dell’Anticipo Fatture, che a dicembre 2019 forniva 65 mld di € di liquidità alle imprese anticipando le fatture tramite il canale bancario (-6,3% sul 2018), e del Factoring Diretto, senza il coinvolgimento attivo del debitore ceduto, con il montecrediti complessivo di Banche e Società di Factoring che valeva circa 60 mld di €, in calo dell’1,4% sull’anno precedente.

Nel complesso, invece, tutte le soluzioni innovative facevano registrare un incremento significativo rispetto al 2018, segnale di una crescente conoscenza da parte del mercato,

con aumenti percentuali in tripla cifra per Invoice Trading (0,25 mld di € di outstanding, +100%) e Dynamic Discounting (0,02 mld di €, +100%), e in doppia cifra per il Confirming (0,7 mld di €, +40%). Più contenuta, ma comunque rilevante, la crescita di Cartolarizzazione (9 mld di €, +5,8%), Reverse Factoring (6,7 mld di €, +9,8%), Carta di Credito virtuale (3,2 mld di €, +5,5%), mentre si era stabilizzato il mercato della Cessione dei Crediti Futuri (1 mld di €, + 0%).

Dei 359 miliardi di euro di Crediti Commerciali non serviti da soluzioni di Supply Chain Finance, circa 91 miliardi (il 25%) erano coperti da Assicurazione del Credito, lasciando un mercato di 268 miliardi di € potenzialmente assicurabile o finanziabile.

Seppur non considerata propriamente una soluzione di Supply Chain Finance, l’Assicurazione del Credito è uno strumento sempre più usato dalle imprese per gestire i rischi derivanti dalle transazioni commerciali. Inoltre, non sono soltanto le imprese ad affidarsi all’Assicurazione del Credito, ma anche gli operatori finanziari. Infatti, dei 146 mld di € in crediti commerciali che a fine 2019 erano oggetto di finanziamento, 18 mld (il 12%) di essi erano anche oggetto di assicurazione. Questo mostra come l’Assicurazione del Credito sia diventato uno strumento estremamente sinergico per la gestione del rischio all’interno delle soluzioni di Supply Chain Finance.

Le stime per il mercato del Supply Chain Finance nel 2020

I dati 2019, benché affidabili, rappresentano ormai una situazione molto distante da quella attuale delle imprese. Le stime dell’Osservatorio registrano una contrazione del mercato potenziale nel 2020 coerente con la congiuntura economica, il cui valore si assesta tra i 15 e 55 miliardi di euro.

A fronte di un calo complessivo dei fatturati delle imprese italiane stimato da Istat tra l’11,5% (per l’industria) e il 12,1% (per i servizi), il valore esatto del mercato potenziale del SCF dipenderà fortemente dalle performance di incasso e pagamento delle imprese italiane registrate nel 2020. Un peggioramento di queste ultime, che si preannuncia probabile dalle prime evidenze empiriche, potrebbe portare il mercato potenziale ad avvicinarsi nuovamente ai valori del 2019, mentre una continuità nelle componenti del ciclo di cassa potrebbe portare a una riduzione coerente con quella dei fatturati.

Il Supply Chain Finance si è dimostrato una soluzione di ampio supporto. I dati preliminari sul mercato servito del 2020 mostrano che quasi tutte le soluzioni innovative hanno mantenuto risultati assoluti confrontabili con il 2019, mentre quelle tradizionali hanno presentato un brusco calo.

Crolla verticalmente l’Anticipo Fatture, che perde il primato di soluzione di Supply Chain Finance più utilizzata, con un calo del 33% rispetto al 2019, e fatica anche il Factoring Diretto (-7,3% sul 2019), che risente del calo dei volumi transati durante i mesi di picco della pandemia e una preferenza rivolta verso soluzioni più orientate alla filiera, quali il Reverse Factoring. Si denota, infatti, una crescita rilevante di soluzioni quali Reverse Factoring e Confirming, che hanno fatto registrare una crescita rispetto all’anno precedente (+14%) nonostante la negativa congiuntura economica. Secondo le stime dell’Osservatorio, le soluzioni innovative, nel complesso, hanno coperto tra il 4 e il 5% del mercato potenziale del 2020. Un valore che può sembrare ancora limitato, ma che mostra la crescita costante di questi strumenti negli anni. Per dare un riferimento, nel 2015, l’incidenza delle soluzioni innovative sul mercato potenziale totale era inferiore all’1%.

 Le Start-up del Supply Chain Finance

Alle fine del 2020, l’ecosistema mondiale del Supply Chain Finance contava 137 start-up, che si sono distinte per aver raccolto negli ultimi cinque anni un funding complessivo di quasi due miliardi di $, risultati complessivamente importanti per un settore considerato una nicchia del mondo fintech.

Tra le soluzioni maggiormente offerte dalle start-up spiccano Invoice Trading (29) e Reverse Factoring (28), ma si notano anche numerosi servizi complementari al Supply Chain Finance, quali ad esempio soluzioni per la valutazione del rischio (17), servizi di pianificazione finanziaria e tesoreria (11), di credit collection (9) o di assicurazione del credito (2).

Questi servizi, seppur non classificabili come strumenti veri e propri di finanziamento del capitale circolante, sono diventati negli anni fondamentali per garantire il successo delle diverse soluzioni di Supply Chain Finance.  

L’Artificial Intelligence si conferma la tecnologia più utilizzata dalle start-up in ambito Supply Chain Finance, seguita da Application Programming Interfaces (API) e Blockchain.

Se il dato sull’Artificial Intelligence (utilizzata dal 37% delle start-up) rappresenta una conferma delle potenzialità di questa tecnologia in ambito SCF, è molto positivo il dato riguardo le API (25%), segno di come l’interoperabilità tra sistemi diversi sia diventato un requisito fondamentale per il successo di queste soluzioni. Relativamente alla Blockchain (16%), la sensazione è che nell’ambito del SCF il mercato si stia focalizzando sul consolidamento di casi esistenti più che sul lancio di nuove iniziative.

Il Supply Chain Finance a supporto dell’Export

La vendita a credito è diventata negli ultimi anni un fondamentale strumento commerciale per le imprese, sia sui mercati locali sia in ottica internazionale, con un conseguente impatto sul capitale circolante e sui tempi di incasso. Nel 2019, ad esempio, in Europa mediamente il 55% delle vendite B2B è stata effettuata a credito, contro un valore ben più basso (35%) del 2015. In Italia, questa percentuale ha avuto una leggera crescita, passando dal 48% al 52% circa. Tale cambiamento nello strumento di pagamento influisce sui tempi medi di incasso dei crediti commerciali, soprattutto per le imprese che esportano verso mercati caratterizzati da lunghi tempi di pagamento. Nel 2019, i tempi medi di incasso in Europa si aggiravano intorno ai 60 giorni.

La decisione di un’impresa di vendere a credito a clienti esteri comporta rischi significativi, che possono essere mitigati tramite apposite soluzioni di Supply Chain Finance.

Tuttavia, la conoscenza di questi strumenti da parte delle imprese esportatrici risulta ancora scarsa. In una survey condotta nell’ultimo anno su imprese esportatrici che operano in Italia, il 54% di esse non conosce il Supply Chain Finance, il 22% lo utilizza soltanto a livello domestico, mentre solo il 24% delle imprese lo utilizza a supporto delle operazioni di export. Il Supply Chain Finance si conferma, dunque una tematica ancora da esplorare per le imprese, specialmente nell’ambito dell’export, digitale e tradizionale.

Tra le soluzioni utilizzate, le imprese esportatrici fanno ancora affidamento su quelle più tradizionali.

La Lettera di Credito è lo strumento maggiormente utilizzato (50%), seguita dall’Assicurazione del Credito (48%) e dagli Anticipi all’esportazione (44%). Solo il 14% utilizza frequentemente il Forfaiting, e questa percentuale si riduce all’8 e al 4% se si parla rispettivamente di Export Factoring e Invoice Trading. Il basso tasso di adozione legato a queste soluzioni più innovative deriva soprattutto da una scarsa conoscenza di tali strumenti.

Le soluzioni di Supply Chain Finance hanno giocato un ruolo importante per supportare le imprese esportatrici colpite dal Covid.

Anche grazie all’utilizzo di queste soluzioni, alcune imprese sono riuscite a limitare l’impatto della pandemia sui propri risultati aziendali: il 25% di esse che ha affermato che il SCF ha contribuito a stabilizzare o aumentare il fatturato estero e circa il 22% che ha sottolineato come questi strumenti abbiano contributo a riavviare le attività sia a livello domestico sia all’estero. Inoltre, il Supply Chain Finance ha permesso di migliorare in maniera significativa la gestione dei processi interni e le relazioni di filiera.

Gli altri trend emergenti

Non sono soltanto i confini geografici che il Supply Chain Finance sta cercando di superare, ma quelli dimensionali e di lontananza all’interno della filiera.
Durante la pandemia, le imprese si sono rese conto che i rischi possono essere radicati ben oltre il primo livello di fornitura, quello solitamente raggiungibile tramite le soluzioni di Supply Chain Finance. Questo ha permesso al mercato di sviluppare delle soluzioni il cui obiettivo è servire tutta la filiera, a valle e a monte, al fine di portare sollievo finanziario a chi maggiormente ne ha bisogno. Queste soluzioni, dette di Deep-Tier Financing, stanno cominciando ad apparire anche nel mercato italiano.

Da qui emergono ancora una volta la centralità del processo di gestione del rischio per le imprese e la sinergia che può crearsi con le soluzioni di Supply Chain Finance. 

Se da un lato alcune imprese hanno compreso appieno il valore e i benefici che possono generarsi da una totale integrazione tra i due mondi, il numero di imprese che ancora utilizza il Supply Chain Finance esclusivamente a fini di ottimizzazione del proprio capitale circolante è ancora tristemente alto, con gravi conseguenze che possono ripercuotersi a livello di filiera nel lungo periodo.

Infine, sono le barriere legate agli aspetti contrattuali a contribuire maggiormente alla mancanza di utilizzo pervasivo del Supply Chain Finance. 

Prima di tutte è la clausola che impone il divieto di cessione del credito, che inserita nei contratti che regolano le transazioni commerciali tra fornitori e clienti agisce come deterrente all’utilizzo di tali soluzioni, spingendo alcuni operatori a sviluppare delle soluzioni ad hoc. Inoltre, i processi di istruttoria e contrattualistica sono gestiti dalla maggior parte degli operatori in maniera ancora poco digitalizzata.