Supply Chain Finance: un nuovo aumento del tasso di interesse?

In uno scenario di forte inflazione, nel 2022 continua a crescere il mercato del Supply Chain Finance. La ricerca dell’Osservatorio Supply Chain Finance del Politecnico di Milano, ha evidenziato quattro tendenze che potranno modificare il panorama della Supply Chain Finance nel breve periodo

Nel corso del 2022, l’andamento inflazionistico è stato il protagonista nello scenario macroeconomico, influenzando in modo determinante sia l’incremento dei fatturati delle imprese italiane (+27,2%) che l’aumento dei costi d’acquisto (+32,1%).

Complessivamente nel 2022, le soluzioni di Supply Chain Finance (SCF) hanno coperto il 23% del mercato potenziale, con il mercato servito da queste soluzioni in costante crescita.

Tra le soluzioni più utilizzate, il Factoring è risultato il più diffuso, con un volume di 60,4 miliardi di euro (+5%), seguito dall’Anticipo Fattura, che ha registrato una buona ripresa con 54 miliardi di euro (+15%) dopo un periodo di flessione. Il Reverse Factoring ha continuato la sua crescita stabile con 8,1 miliardi di euro (+13%), mentre la Carta di Credito B2B (3,1 miliardi di euro, +53%) e l’Invoice Trading (0,42 miliardi di euro, +90%) hanno raggiunto livelli record.

Allo stesso tempo, il Purchase Order Finance ha toccato il suo massimo storico con 1,03 miliardi di euro (+2%), mentre il Dynamic Discounting (0,5 miliardi di euro, +83%) e il Confirming (1,6 miliardi di euro, +38%) hanno evidenziato una notevole crescita in termini percentuali, seppur con volumi assoluti ancora limitati.

 

Previsioni di continua crescita per il 2023

Le previsioni dell’Osservatorio per il mercato potenziale italiano indicano una lieve crescita compresa tra lo 0,5% e il 3%, oscillando tra i 563 e i 575 miliardi di euro di crediti commerciali. Rispetto al mercato servito, l’adozione delle soluzioni di Supply Chain Finance è aumentata, soprattutto per quanto riguarda il Reverse Factoring, il Dynamic Discounting e la Carta di Credito.

Nonostante operino su volumi ancora contenuti, il Dynamic Discounting, l’Invoice Trading e la Carta di Credito B2B sembrano confermare una crescita rispettivamente del 32% (0,7 miliardi di euro), del 24% (0,5 miliardi di euro) e del 13% (3,5 miliardi di euro), che evidenzia un aumento della conoscenza e dell’adozione di questi strumenti.

Figura 1. Fonte: elaborazione dati BvD, Osservatorio Crowdinvesting, Assifact, Banca d’Italia, Interviste con esperti

Il bisogno di liquidità delle PMI italiane

La percezione delle PMI riguardo a un basso livello della loro liquidità spinge alla necessità di accedere rapidamente a fonti di finanziamento. Infatti, il 57% delle PMI afferma di dover accedere a fonti di credito entro una settimana, di cui il 30% entro 24/48 ore. Questi dati evidenziano l’importanza cruciale della gestione della liquidità e del capitale circolante per le PMI.

Un’analisi sul livello di conoscenza e adozione di varie soluzioni di finanziamento, incluso il Supply Chain Finance, rivela che le imprese tendono ancora ad affidarsi alle soluzioni tradizionali con cui sono più familiari, piuttosto che alle forme di SCF.

Il Grafico qui sotto illustra le soluzioni più comunemente adottate, evidenziando una scarsa conoscenza e utilizzo delle soluzioni alternative e digitali come il minibond, l’Invoice Trading o il Dynamic Discounting.

Figura 2. Adozione delle soluzioni di finanziamento del capitale circolante / Fonte Osservatorio Supply Chain Finance – Politecnico di Milano (www.osservatori.net)

L’evoluzione normativa per il Supply Chain Finance

Negli ultimi anni, le soluzioni di Supply Chain Finance hanno catturato un crescente interesse tra regolatori, agenzie di rating e le imprese stesse. Per valutare la trasparenza nel mercato del Supply Chain Finance, si è analizzato il bilancio annuale delle principali aziende globali, incrociando le informazioni con i dati pubblicamente disponibili sui loro programmi di SCF.

Le informazioni relative alle soluzioni di SCF di ciascuna azienda sono state raccolte attraverso l’analisi dei loro report finanziari annuali disponibili sui loro siti web. Si sono presi in considerazione l’esistenza di un programma di SCF attivo nell’anno fiscale 2022 e, in caso affermativo, dati quantitativi come le dimensioni del programma, i termini di pagamento e le tempistiche dell’accordo.

Il livello di divulgazione dei programmi di Supply Chain Finance nei bilanci ha mostrato un significativo aumento, spinto dalle influenze normative.

Sono state valutate la completezza e la chiarezza con cui viene spiegato il programma. Nel 2022, più aziende hanno divulgato i loro programmi di SCF rispetto agli anni precedenti, tuttavia, la sostanza e la qualità di queste divulgazioni sono leggermente diminuite rispetto al 2021.

È stato osservato un aumento del numero di divulgazioni che forniscono informazioni minime e insufficienti sui programmi di SCF, suggerendo che alcune aziende potrebbero percepire il bisogno di trasparenza come una semplice richiesta di conformità, senza vedere la necessità di fornire approfondimenti significativi.

 

Gli ecosistemi del Supply Chain Finance

La rilevanza del concetto di ecosistema nel SCF è fortemente legata allo sviluppo delle piattaforme digitali, che consentono di connettere rapidamente numerosi attori e facilitano una moltitudine di interazioni in unico ambiente. In particolare, ciascuna piattaforma di SCF funge da abilitatore nella creazione di un ecosistema unico e distinto. Gli ecosistemi di SCF vengono progettati e costruiti dal provider di piattaforma, che svolge il ruolo di orchestrator.

Figura 3. La struttura di un ecosistema di SCF abilitato da una piattaforma digitale / Fonte Osservatorio Supply Chain Finance – Politecnico di Milano (www.osservatori.net)

L’approccio ecosistemico riflette un cambiamento nel modo di operare nel contesto del SCF, promuovendo un ambiente fertile per l’innovazione e le sinergie tra attori diversi. Questa prospettiva pone l’accento sulla collaborazione tra attori di varia natura, che non operano in isolamento ma come parte di una rete interconnessa, dove la cooperazione e l’interazione risultano fondamentali per lo sviluppo di soluzioni innovative e collaborazioni strategiche.

 

Il Buy Now Pay Later B2B

La ricerca evidenzia il diffondersi di una nuova soluzione di Supply Chain Finance, il Buy Now Pay Later B2B, una modalità di pagamento che consente alle imprese clienti di un grande fornitore capofiliera di acquistare i suoi prodotti o servizi posticipando il pagamento di 30, 60 o 90 giorni rispetto ai termini di pagamento tradizionali, basandosi sullo standing dell’impresa fornitrice che mette a disposizione di un istituto finanziario il proprio portafoglio clienti per una valutazione. I clienti possono ricevere la merce o il servizio senza un flusso di cassa in uscita immediato, la grande impresa fornitrice riceve il pagamento immediato dall’istituto di credito, al netto di una fee di servizio. La soluzione può essere una buona alternativa di finanziamento per tutte le imprese che hanno bisogno di supportare le proprie vendite verso clienti più piccoli.

 

La trasformazione del Supply Chain Finance

La ricerca di quest’anno dell’Osservatorio Supply Chain Finance del Politecnico di Milano, ha evidenziato quattro tendenze che potranno modificare il panorama della Supply Chain Finance nel breve periodo:

  1. Il ruolo delle piattaforme digitali
  2. L’introduzione della gestione predittiva dei rischi con l’aiuto dell’AI
  3. L’attenzione delle aziende verso soluzioni di SCF sostenibili
  4. Le evoluzioni normative come la proposta normativa UE riguardo i pagamenti obbligatori a 30 giorni

La direzione che il Supply Chain Finance sta prendendo, dunque, sembra chiarissima: utilizzo di strumenti digitali per la collaborazione tra gli attori e la digitalizzazione delle soluzioni, prosieguo del cammino verso la trasformazione sostenibile, evoluzioni normative a supporto delle due trasformazioni (digitale e sostenibile) del Supply Chain Finance.