La quarta edizione dell’indagine Assifact sulla sostenibilità del settore del factoring conferma che il settore ha registrato una fase di rafforzamento complessivo dell’integrazione dei fattori ESG nei sistemi di governance, nei processi operativi e nei modelli di business, pur con livelli di maturità ancora eterogenei tra le diverse aree e tra gli operatori.
I risultati raccolti presso 19 operatori – rappresentativi dell’86% del mercato – mostrano un quadro in evoluzione: forte avanzamento su governance, organizzazione, compliance e persone; progressi significativi ma ancora disomogenei su risk management e contenuti sull’integrazione ESG nell’offerta commerciale.
Governance e organizzazione: livelli di maturità elevati
La sostanziale totalità delle società ha individuato strutture dedicate alla gestione delle tematiche di sostenibilità, create ad hoc (37% in capogruppo con referenze aziendale, 26% nella legal entity) o già esistenti (32%). L’approccio organizzativo più diffuso è quello ibrido o misto, adottato da circa il 74% delle società.
La governance del progetto di integrazione ESG risulta frequentemente attribuita a figure di vertice o a strutture con responsabilità trasversali: in particolare, il ruolo è ricoperto da ESG Manager o Referenti ESG nel 32% dei casi, da Comitati di sostenibilità dedicati nel 21%, da Comitati endoconsiliari e dal Consiglio di Amministrazione. In altri casi, la responsabilità è affidata alle funzioni di Risk Management, CRO e CFO.
Tutte le società partecipanti all’indagine hanno investito in misura rilevante sul fronte delle competenze: l’89% delle società ha attivato percorsi formativi ESG per tutto il personale, con iniziative mirate agli organi di amministrazione, ai referenti ESG e alle funzioni di controllo.
Ambiente: dalla policy alle misure concrete
Nel 2025 il presidio delle tematiche ambientali nel settore del factoring entra in una fase di strutturazione più avanzata, segnata dal passaggio dall’adozione di iniziative puntuali a un approccio progressivamente più strutturato e sistematico.
Il 79% dispone di una policy ambientale e il 63% ha formalizzato una carta degli impegni, spesso collegata a target climatici o all’adesione a framework internazionali.
L’84% monitora le proprie emissioni di gas serra e una quota analoga ha avviato iniziative di riduzione, tra cui – a titolo esemplificativo – misure di efficientamento energetico e trasferimento in sedi a maggiore efficienza, la riconversione delle flotte aziendali verso veicoli elettrici o ibridi, una ulteriore spinta alla digitalizzazione e processi paperless.
Persone e impatto sociale: avanzamenti consolidati con margini di miglioramento
Gli aspetti sociali e di gestione del capitale umano rappresentano uno degli ambiti di maggiore consolidamento del percorso ESG del settore del factoring, con livelli di diffusione e formalizzazione delle policy ormai elevati, a fronte di alcune aree – come la misurazione del gender pay gap e la rappresentanza nei ruoli apicali – ancora in fase di sviluppo.
La presenza femminile nel settore raggiunge in media il 49% dei dipendenti, il 20,6% a livello di dirigenti e il 35% dei board.
Molto diffuso l’impegno a favore dei territori: l’89% sostiene iniziative locali e l’84% progetti filantropici.
Risk Management e business: progressi significativi, ma con margini di sviluppo ancora in corso
L’integrazione dei rischi climatici e ambientali nei sistemi di gestione del rischio è uno degli avanzamenti più rilevanti dell’edizione 2026, seppur con un livello di applicazione non uniforme.
Le principali evidenze dell’indagine mostrano:
- 89% monitora tali rischi sul portafoglio crediti;
- 90% li integra nei framework RAF/ICAAP/ILAAP;
- 71% ha introdotto processi di due diligence ESG sulla clientela;
- 89% conduce analisi di materialità.
Il Green Asset Ratio è calcolato dal 47% delle società, con un valore medio del settore ancora contenuto (circa 2%), riflettendo sia la natura del business sia i limiti informativi disponibili.
L’integrazione degli aspetti ESG nei processi commerciali e nell’offerta rimane un ambito in evoluzione: solo il 32% del campione propone oggi prodotti di factoring ESG, spesso legati alla supply chain finance, con vantaggi di pricing o strumenti di valutazione ESG dei fornitori.
Un quadro in trasformazione
Il settore del factoring si conferma complessivamente allineato ai principali orientamenti regolamentari e alle aspettative di vigilanza, mostrando un’accelerazione verso modelli più sostenibili e integrati. La governance, l’organizzazione e il presidio delle tematiche ESG risultano consolidati, mentre business e risk management rappresentano le aree di sviluppo: qui si giocheranno nei prossimi anni le sfide più rilevanti in termini di innovazione dell’offerta, utilizzo dei dati ESG e capacità di misurare l’allineamento ai criteri di sostenibilità.