Il mercato del factoring è maturo?
Mercato maturo o ancora in evoluzione? Il factoring mostra diversi tratti tipici dei mercati maturi, ma innovazione, nuovi operatori e un’ampia domanda inespressa aprono ancora prospettive di crescita. Il factoring si configura quindi come un mercato ancora ricco di opportunità.
Preparando la nuova edizione del Rapporto sul mercato del factoring, che verrà presentato agli Associati in occasione dell’Assemblea del 24 giugno 2026 e che anche quest’anno propone una vista di grande interesse sull’andamento dell’industria del factoring, la domanda sorge spontanea.
Il factoring è presente nel nostro Paese da oltre 60 anni e il tasso di crescita negli ultimi anni è relativamente stabile. Ci è difficile immaginarlo come un mercato “emergente” ma è davvero ormai “maturo”?
Nei mercati maturi il prodotto/servizio è noto, standardizzato, si respira aria di saturazione della domanda, la clientela è esperta, sa cosa vuole e come valutare le alternative disponibili, le aziende non aprono nuovi mercati ma si contendono i clienti esistenti. La concorrenza spinge i prezzi verso il basso e si ricercano economie di scala per ridurre i costi. L’innovazione di prodotto cala mentre cresce quella di processo. Sono frequenti fusioni e acquisizioni, spesso il risultato della selezione di mercato. La regolamentazione del settore è chiara e consolidata.
Non c’è dubbio che alcuni dei connotati suddetti si ritrovano oggi nel nostro mercato del factoring, ma con alcune particolarità che meritano di essere sottolineate. Fusioni e acquisizioni certamente sì, ma accompagnate anche dall’ingresso di nuovi operatori, che ritengono il mercato ancora appetibile e in grado di generare valore (non è così di solito nei mercati maturi).
L’offerta di factoring è improntata ad una accentuata “biodiversità”, come sottolineato nella recente ricerca sul valore del factoring svolta dalla SDA Bocconi School of Management, con un assetto piuttosto lontano da quello tipico delle industrie mature. A mio parere il principale ostacolo all’ingresso nel mercato del factoring non risiede nella scarsa appetibilità che spesso si accompagna al connotato di maturità di un mercato, bensì nella scarsità di know how disponibile.
Il mestiere del factor, come degli altri finanziatori asset based, richiede specializzazione e professionalità non comuni, non sempre facilmente rintracciabili.
I prezzi sono decisamente molto competitivi, rispetto alle alternative come i finanziamenti bancari, ma in virtù soprattutto del perimetro di rischi del factoring che è più contenuto rispetto al lending tradizionale.
I contorni del prodotto/servizio sono ben definiti e ruotano intorno alle caratteristiche fondamentali del factoring, che ne hanno decretato il successo, ma c’è ancor oggi spazio per innovazioni, anche significative, mentre sostanziali innovazioni di processo sono ancora di là da venire.
I controlli sono molto radicati e consolidati, ma esistono ancora margini di assestamento, a beneficio della clientela che utilizza il factoring.
In ogni caso ciò che sembra tenere il factoring ben lontano dalla percezione di un mercato maturo è la domanda. La domanda potenziale di factoring è enorme, collegata alla incidenza (circa il 30%) dei crediti commerciali nei bilanci delle imprese italiane. Il peso relativo del factoring sui crediti bancari a breve termine verso le imprese non finanziarie è circa il 40%, che è un valore positivo ed in crescita nel tempo, ma che potrebbe essere molto di più, se si pensa che il factoring porta con sé rischi più bassi e genera ricavi non finanziari più interessanti rispetto al credito bancario.
La penetrazione del mercato è ancora assolutamente bassa e a ciò contribuiscono la scarsa cultura finanziaria della clientela (si pensi soprattutto alle PMI) e la ancora insufficiente propensione delle banche a diffondere presso la propria clientela il factoring, peraltro offerto dalle banche stesse oppure dalle loro società prodotto.
Siamo quindi ancora ben lontani dal poter considerare il factoring un mercato maturo a tutti gli effetti e, in particolare, la presenza di una domanda potenziale tanto elevata propone nuove sfide all’industria del factoring, per certi versi tipiche dei mercati “emergenti”.