Crediti verso la PA, cosa cambia con il DL 144/2026
Il decreto-legge n. 144/2026 è stato l’ultimo, in ordine di tempo, a intervenire in tema di Pubblica Amministrazione, con interventi su personale ed enti territoriali, finanza pubblica e funzionamento delle amministrazioni. Rimane aperto però un quesito: come rendere più fluido il rapporto finanziario tra PA e imprese, a partire dalla gestione e dal pagamento dei crediti commerciali?
Il Decreto PA arriva alla sua fase conclusiva in un momento in cui il rapporto tra imprese e Pubblica Amministrazione continua a essere un tema rilevante per il sistema economico. Il provvedimento, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 7 agosto, è ora nella fase conclusiva del suo esame presso il Parlamento. Con un perimetro di intervento molto ampio, dal personale pubblico agli enti territoriali, dalla sanità alla giustizia, il decreto riporta alcuni passaggi che meritano attenzione soprattutto per le ricadute che possono avere sulla gestione dei crediti commerciali verso la PA e, più in generale, sul rapporto finanziario tra amministrazioni e imprese.
Il punto di partenza: cosa è stato fatto
Uno degli aspetti che emergono dal decreto è proprio quello della gestione dei debiti commerciali degli enti. L’articolo 3 comma 1 del decreto interviene, nello specifico, sulla gestione finanziaria degli enti locali in dissesto, introducendo una nuova procedura di anticipazione di liquidità, destinata al pagamento dei creditori, a valere sul Fondo di rotazione per assicurare la stabilità finanziaria degli enti Locali. A ciò si affianca una modifica della disciplina relativa alla restituzione dell’anticipazione, che prevede un piano di ammortamento a rate costanti, della durata massima di 10 anni, con decorrenza dall’anno successivo a quello di erogazione. Il tasso di interesse applicabile all’anticipazione sarà determinato sulla base del rendimento di mercato dei BTP a cinque anni, in via di emissione.
Lo stesso articolo 3, al comma 1-bis, interviene, poi, sugli impegni assunti dalle Regioni a statuto ordinario nell’ambito degli accordi per il ripiano del disavanzo, modificando il cronoprogramma relativo alla riduzione del debito commerciale residuo e dei tempi di pagamento. Il nuovo impianto sposta parte degli obiettivi dal 2026-2027 al periodo 2027-2029 e guarda poi alla progressiva riduzione dei ritardi fino al 2034.
Il quadro che emerge è quindi quello di un provvedimento che, con strumenti diversi, prova a intervenire su una delle criticità più persistenti nel rapporto tra amministrazioni e imprese: la distanza tra il momento in cui una prestazione viene effettuata e quello in cui il relativo credito viene effettivamente trasformato in liquidità. Si tratta di un passaggio degno di nota in quanto rende ancora una volta evidente quanto la qualità del ciclo di pagamento della PA incida sulla gestione del capitale circolante delle imprese.
All’articolo 7, comma 4, il decreto offre infine un ulteriore spunto di riflessione, ovvero il superamento della piattaforma telematica destinata alla compensazione di crediti e debiti derivanti da transazioni commerciali che l’Agenzia delle Entrate avrebbe dovuto mettere a disposizione dei contribuenti. Tale abrogazione, come chiarito dal Governo, si è resa necessaria a fronte delle difficoltà tecniche incontrate nella sua concreta applicazione.
È un dettaglio non privo di significato: nel rapporto tra PA e imprese conta costruire meccanismi che siano effettivamente utilizzabili, integrati nei processi esistenti e capaci di incidere sui tempi con cui un credito viene gestito e incassato.
Un dossier che resta aperto
L’approvazione alla Camera, arrivata il 28 settembre con il ricorso alla questione di fiducia, porta ora il provvedimento al Senato. Il termine per la conversione è fissato al 6 ottobre, con tempi particolarmente stretti che non permetteranno modifiche al testo già definito da Montecitorio.
La conversione del decreto non esaurisce però il dossier. Restano aperti i temi legati alla certezza dei tempi di pagamento, alla gestione e trasferibilità dei crediti verso le amministrazioni e, più in generale, alle condizioni che possono rendere più efficiente il mercato. È su questi aspetti che potranno concentrarsi futuri interventi normativi nei quali far convergere, grazie a un proficuo confronto, le istanze degli operatori e le esigenze del Legislatore.
In questo senso, la prossima Legge di Bilancio rappresenterà già un passaggio da monitorare. Il calendario parlamentare si sta infatti spostando rapidamente verso la Manovra 2027 in cui il Governo dovrà conciliare i propri obiettivi con le esigenze di finanza pubblica. Sarà quindi importante mantenere aperto il confronto istituzionale oltre il singolo provvedimento, portando all’attenzione dell’arena pubblica le soluzioni che potranno migliorare concretamente il funzionamento del mercato.
Il DL PA conferma, in definitiva, una considerazione semplice: la qualità del rapporto tra Pubblica Amministrazione e imprese si misura anche nella capacità di trasformare un credito maturato in tempi certi in liquidità effettivamente disponibile.
Questa è una partita che non si chiude con la conversione di un decreto. E, con l’avvicinarsi della parte finale della Legislatura, sarà sempre più importante individuare quali interventi possano essere portati a compimento e quali, invece, dovranno entrare nell’agenda del prossimo ciclo politico.