Semplificare per competere: istituzioni e industria attorno al tavolo Bocconi

Il convegno “Semplificazione regolamentare e vigilanza prudenziale” ha riunito rappresentanti di istituzioni, autorità europee, accademia e industria per discutere come rendere il quadro normativo più efficace e proporzionato. La ricerca SDA Bocconi sul factoring ha evidenziato il ruolo essenziale del settore nel sostenere liquidità, filiere e PMI, e la necessità di una regolamentazione che riconosca le specificità del prodotto, favorendo crescita e competitività

Il convegno “Semplificazione regolamentare e vigilanza prudenziale. Le linee guida EBA sul default e il caso del Factoring” organizzato l’11 febbraio scorso da SDA Bocconi School of Management, con il patrocinio di Assifact, ha riunito rappresentanti istituzionali, accademici ed esperti dell’industria finanziaria e non per discutere un tema oggi cruciale per la competitività europea: la semplificazione regolamentare e le ricadute su vigilanza prudenziale, accesso al credito, competitività delle imprese, e sul caso emblematico del factoring, a cui è stata dedicata la nuova ricerca SDA Bocconi “Valore, Competitività e Rischio del Factoring. Il ruolo della regolamentazione” presentata nel corso dell’evento.

L’interesse del dibattito è stato reso ancora maggiore dalla consultazione pubblica EBA sulla revisione delle linee guida in materia di default, il cui impatto sul factoring è rilevante e oggetto di grande attenzione da parte del settore.

Il convegno, moderato dal Prof. Giampaolo Gabbi, si è aperto con l’intervento istituzionale del Prof. Stefano Caselli (Dean SDA Bocconi), che ha offerto la cornice metodologica del dibattito, chiarendo il nodo centrale: come coniugare stabilità e competitività, evitando che l’eccesso regolamentare dell’era post‑crisi si trasformi in un freno per l’economia europea che deve confrontarsi con economie molto agguerrite e meno vincolate.

Dopo i saluti a distanza del Sen. Pierantonio Zanettin, Presidente Commissione parlamentare di inchiesta sul sistema bancario, finanziario e assicurativo, sono intervenuti Stefano Cappiello (MEF), Francesco Cannata (Banca d’Italia), Caspar van Niekerk (EBA), Alessandra Greco (Confindustria), Fausto Galmarini (EUF), Massimiliano Belingheri (Assifact) e Filippo Annunziata (Università Bocconi), offrendo ciascuno una prospettiva complementare sul tema della semplificazione regolamentare. Alla Prof.ssa Paola Schwizer, coordinatrice della ricerca “Valore, competitività e rischio del factoring. Il ruolo della regolamentazione”, fulcro scientifico dell’incontro, è stata affidata la presentazione dei risultati dello studio SDA Bocconi. Il Prof. Alessandro Carretta ha quindi tratto le conclusioni, sintetizzando gli spunti emersi e indicando le prospettive evolutive del dibattito.

Un quadro generale: semplificazione sì, deregolamentazione no

Stefano Cappiello (MEF) ha ricordato che il tema della semplificazione è già al centro della riforma dei mercati dei capitali italiani ed europei, e che l’Italia ha portato sul tavolo UE la necessità di ridurre gli oneri amministrativi, evitare “gold plating” nazionali, mantenere un equilibrio tra regole chiare e spazio di manovra per i supervisori. Ha sottolineato che la semplificazione non deve essere una forma di deregolamentazione, ma un modo per migliorare efficacia, proporzionalità e impatto competitivo delle norme.

Sulla stessa linea, l’intervento di Francesco Cannata (Banca d’Italia) ha evidenziato gli equilibri delicati tra semplificazione e attenzione al rischio, la necessità di chiarire priorità e responsabilità dei diversi livelli del framework europeo, il rischio di eccessiva proliferazione di soft law (linee guida, Q&A) che aumenta incertezza e complessità applicativa. Ha sottolineato l’importanza che gli interventi normativi siano coordinati in una logica di sequenza, per non creare instabilità inattese.

Il rappresentante EBA Caspar van Niekerk ha illustrato la logica della consultazione sulle linee guida sul default e ha sottolineato l’apertura verso un maggiore riconoscimento delle specificità dei prodotti, la distinzione tra ritardi tecnici e reale rischio di insolvenza, l’esigenza di chiarezza nel disegnare definizioni e processi.

Anche il Prof. Filippo Annunziata ha portato l’attenzione sulla confusione semantica tra semplificazione e deregulation. Ha ricordato come la realtà europea presenti un sistema regolatorio multilivello spesso incoerente, un eccesso di soft law che svuota di chiarezza il quadro giuridico, un problema crescente di qualità della normazione (definizioni, perimetri, gerarchie delle fonti). Ha infine proposto di riformare l’architettura delle fonti, ridurre l’uso improprio della soft law e ritarare il sistema su livelli di maggiore semplicità e comprensibilità.

Alessandra Greco (Confindustria) ha portato la prospettiva delle imprese, evidenziando che l’eccesso regolamentare si traduce in costi di accesso al credito più elevati per le imprese stesse e sono proprio le PMI ad essere più penalizzate da complessità e oneri informativi. Ha inoltre sottolineato che il factoring rappresenta per molte imprese un canale essenziale per il supporto della liquidità, specialmente nell’attuale contesto economico e geopolitico.

Sul ruolo del factoring per le imprese, gli interventi di Fausto Galmarini (EUF) e Massimiliano Belingheri (Assifact) hanno portato in evidenza gli aspetti più concreti: il factoring europeo vale 2.500 mld €, l’Italia è il 4° mercato UE con circa 300 mld € (pari al 13% del PIL), il settore serve oltre 32.000 imprese e genera oltre 200 mld € di liquidità annua, il livello di sofferenze del settore storicamente registrato è molto contenuto e inferiore al credito bancario tradizionale e si attesta attualmente intorno all’1%.

Alla luce di queste considerazioni, appare chiaro come le regole di vigilanza prudenziale e in particolare la definizione EBA di default non siano correttamente calibrate sul factoring, in quanto il ritardo di pagamento “commerciale” di 90 giorni nelle operazioni factoring, dove le dinamiche sono spesso procedurali (soprattutto con PA) o legate alla fornitura, non ha lo stesso significato economico del ritardo di pagamento di esposizioni finanziarie. L’impatto regolamentare genera falsi deterioramenti, aumentando RWA e riducendo la capacità di credito.

La presentazione della ricerca SDA Bocconi

Paola Schwizer, che ha coordinato la ricerca “Valore, competitività e rischio del factoring. Il ruolo della regolamentazione”, ha illustrato i risultati principali della ricerca evidenziando che:

  • Il factoring è un’infrastruttura fondamentale per l’economia italiana, con turnover pari a 298,5 mld € (13,6% del PIL), oltre 200 mld € annui di liquidità generata, un numero crescente di PMI cedenti coinvolte, la presenza della componente anticiclica che consente di supportare la crescita anche nelle fasi di crisi.
  • Il factoring è strutturalmente meno rischioso del credito bancario, con un ROE più stabile, un cost-income più basso, un NPE ratio inferiore e meno volatile.
  • Le norme europee sul default penalizzano il settore che si caratterizza per livelli di sofferenze molto bassi a causa delle dinamiche dei tempi di pagamento più lunghe, in particolare per i crediti verso la Pubblica Amministrazione. La soglia di 180 giorni produce volumi “artificiosi” di “scaduti deteriorati” che non riflettono un rischio reale (i ritardi sono spesso procedurali e amministrativi) e porta a un eccesso di RWA stimato in oltre 2 mld € e a una minore capacità di credito di circa 2 mld €.
  • L’approfondimento della ricerca dedicato agli enti locali, sviluppato con la collaborazione del prof. Marcello Degni, mostra ritardi di pagamento dovuti a cause amministrative, non a rischio di default; infatti, solo il 6,1% dei Comuni è in reale crisi finanziaria. La regolamentazione attuale sovrastima il rischio PA, penalizzando la fornitura di liquidità nelle filiere pubbliche.

La sintesi emersa nel confronto finale è chiara:

  • La semplificazione regolamentare è necessaria non per ridurre la vigilanza, ma per renderla più efficace, meno costosa, e più proporzionata.
  • Il factoring è un caso paradigmatico: un settore solido, anticiclico, utile alle imprese, che viene oggi appesantito da norme disegnate per il credito bancario.
  • Serve una definizione di default più aderente al rischio reale, che distingua tra ritardo tecnico e insolvenza.
  • Una regolamentazione che riconosca la specificità degli intermediari non bancari è fondamentale per sostenere PMI, filiere produttive e competitività europea.
  • L’appuntamento dell’11 febbraio ha mostrato come il confronto tra accademia, istituzioni, imprese e autorità europee possa tracciare un percorso di riforma realistico e utile alla crescita.