Supply Chain Finance Reloading: la transizione è iniziata
Il mercato del Supply Chain Finance in Italia sta attraversando una fase di trasformazione, spinta dalla necessità delle imprese di ottimizzare il capitale circolante in un contesto macroeconomico incerto. Si evidenzia un passaggio cruciale verso soluzioni più evolute, dove l’integrazione di pratiche ESG e l’adozione di tecnologie come il Digital Twin diventano leve strategiche per la resilienza delle filiere
L’analisi del mercato servito del SCF nel 2024 evidenzia per le imprese italiane un crescente interesse verso strumenti di Supply Chain Finance più evoluti e strutturati.
Nel 2024 le imprese italiane hanno registrato un aumento del Capitale Circolante Operativo Netto, che ha raggiunto i 277 miliardi di euro (+7,5% rispetto all’anno precedente), trainato principalmente dalla crescita delle Rimanenze. I Crediti Commerciali si sono stabilizzati a 558 miliardi di euro (+0,04%), le Rimanenze sono salite a 476 miliardi (+4,1%), mentre i Debiti Commerciali hanno toccato i 634 miliardi (-0,04%); gli Acconti si sono attestati a 123 miliardi.
Il ciclo di cassa è aumentato arrivando a 31 giorni (+6% sul 2023), confermando la crescente necessità per le imprese di finanziare le proprie attività operative. L’incremento è riconducibile all’allungamento dei tempi medi di incasso (64 giorni, +1%), dei tempi di pagamento (92 giorni, +2%) e dei giorni di copertura del magazzino (59 giorni, +5%).
Sul totale del mercato potenziale analizzato nel 2024 (558 miliardi), le soluzioni di Supply Chain Finance hanno intercettato circa il 24%. Il mercato servito è complessivamente in crescita, pur evidenziando dinamiche differenti tra le varie soluzioni. Rimangono stabili gli strumenti più consolidati, come Anticipo Fattura (54 miliardi), Factoring (60,3 miliardi), Reverse Factoring e Confirming (rispettivamente 9 e 1,6 miliardi).
Tra le soluzioni in espansione spicca il Purchase Order Finance, in crescita del 35% (1,4 miliardi). Pur partendo da volumi più contenuti, mostrano sviluppi significativi anche il Dynamic Discounting (+17%, 800 milioni), l’Invoice Trading (+5%, 500 milioni) e la Carta di Credito B2B (+4%, 3,6 miliardi).
Il 2025 rappresenta un anno di discontinuità per il mercato del SCF: si arresta la crescita di soluzioni consolidate come Reverse Factoring e Purchase Order Finance, mentre Confirming e Factoring si rafforzano e crescono.
Secondo le stime dell’OSCF del Politecnico di Milano, nel 2025 il mercato potenziale italiano del Supply Chain Finance registra una crescita compresa tra l’1,2% e il 2%, raggiungendo un valore stimato tra 565 e 567 miliardi di euro di crediti commerciali. Le soluzioni di SCF continuano a servire circa il 24% di questo mercato, pari a 133 miliardi di euro: un livello sostanzialmente stabile rispetto agli anni precedenti, ma caratterizzato da dinamiche molto differenziate tra le varie soluzioni.
Nel 2025 il Factoring cresce del 2,5%, raggiungendo 61,8 miliardi di euro, mentre il Confirming mostra un incremento ancora più marcato (+25%), arrivando a 2 miliardi di euro. Proseguono il loro percorso di sviluppo anche il Dynamic Discounting (+6%, 800 milioni di euro) e la Carta di Credito B2B (+2%, 3,7 miliardi di euro). Si mantiene stabile invece l’Anticipo Fattura, con un mercato pari a 55 miliardi di euro.
Per la prima volta dopo diversi anni, alcune soluzioni registrano una contrazione. Il Reverse Factoring segna un calo del 6%, scendendo a 8,5 miliardi di euro, mentre l’Invoice Trading subisce una flessione molto significativa (-41%), attestandosi a 300 milioni di euro. Il Purchase Order Finance evidenzia un arretramento del 20% (1,1 miliardi di euro), confermandosi una soluzione ancora caratterizzata da una certa instabilità.
Figura 1. Il mercato servito del SCF nel 2025. Fonte: elaborazione dati BvD, Assifact, Banca d’Italia, Interviste con esperti
L’evoluzione delle soluzioni di Supplier FinancingL’evoluzione recente del mercato del Supply Chain Finance ha introdotto due nuove soluzioni di Supplier Financing: il Pre-maturity financing e il Post-maturity financing.
Il Pre-maturity financing consente al fornitore di ottenere il pagamento anticipato delle fatture approvate senza cedere formalmente il credito né stipulare un contratto di factoring. La soluzione coinvolge necessariamente un Payment Service Provider (PSP), che anticipa il pagamento al fornitore su mandato del buyer tramite un irrevocable payment undertaking (IPU) grazie a linee di funding dedicate presso banche o fondi. Questa modalità può coinvolgere un ampio numero di fornitori, senza particolari vincoli di dimensione o settore, ed è più snella rispetto al Reverse Factoring tradizionale, pur richiedendo comunque presidi regolamentari come procedure di KYC e controlli antiriciclaggio.
Il Post‑maturity financing, invece, è una soluzione che non anticipa il pagamento ai fornitori, ma permette al buyer di estendere i propri termini di pagamento senza modificare i contratti con i fornitori. Una volta approvata la fattura, il fornitore viene pagato alla scadenza originaria da un PSP, che utilizza linee di funding dedicate. L’obbligazione verso il fornitore si estingue e viene sostituita da un nuovo debito del buyer verso il PSP, che verrà rimborsato secondo i termini estesi pattuiti. Il fornitore riceve così il pagamento nei tempi previsti, senza essere coinvolto nell’operatività, mentre il buyer beneficia di una dilazione dei flussi di cassa in uscita.
Il livello di rendicontazione delle soluzioni di Supplier Financing in Italia Delle 156 imprese quotate alla Borsa Italiana al 31/12/2024, il 15% (24 imprese) adotta soluzioni di Supplier Financing. Di queste, 22 imprese comunicano l’utilizzo di tali strumenti. Va tuttavia sottolineato che, nel 2024 (primo anno di entrata in vigore degli standard IASB) non era richiesto alle imprese la completa conformità, ma solo la rendicontazione obbligatoria dell’ammontare delle passività incluse nel programma. Rispetto a tale requisito, 15 imprese su 22 (68%) risultano conformi, mentre 7 su 22 (32%) non lo sono ancora. Per quanto riguarda invece gli altri requisiti, il 50% (11 imprese) pubblica il range dei tempi di pagamento delle passività commerciali parte dell’accordo e il 77% (17 imprese) il range dei tempi di pagamento delle passività commerciali in generale. Soltanto 4 imprese (18%) comunicano le passività incluse nel programma per cui i fornitori hanno già ricevuto pagamento. Infine, 21 imprese sulle 22 che utilizzano programmi di Supplier Financing (95%) rende note informazioni in modo qualitativo, ovvero includendo i termini e le condizioni di utilizzo delle soluzioni, come la tipologia di soluzione adottata, una breve descrizione dell’accordo e le modalità di classificazione delle passività. Questo dato evidenzia una maggiore propensione a rendicontare informazioni qualitative, generalmente più semplici da riportare. L’analisi evidenzia che, ad eccezione di due casi virtuosi, le imprese esaminate non risultano ancora pienamente conformi agli standard IASB.
Le nuove soluzioni di Sustainable SCFI programmi di Supply Chain Finance sostenibile (SSCF) estendono le soluzioni SCF tradizionali incorporando pratiche ESG, attraverso la valutazione dei fornitori, la collaborazione tra buyer e fornitori e l’utilizzo di incentivi finanziari. L’Osservatorio individua due dimensioni chiave nella progettazione dei programmi SSCF: la struttura dell’incentivo finanziario (fisso o differenziale) e la tipologia di accesso (condizionato o incondizionato) (Figura 2). Gli incentivi fissi prevedono condizioni uniformi per tutti i fornitori e risultano generalmente meno onerosi, mentre quelli differenziali sono di natura meritocratica e variano in funzione delle performance ESG. L’accesso condizionato richiede il rispetto di criteri di sostenibilità predefiniti, mentre l’accesso incondizionato consente la partecipazione a tutti i fornitori. L’incrocio di queste dimensioni genera una matrice a quattro quadranti che identifica i modelli Entry-Barrier, Target-Based, Entry-Barrier Reward e Supplier-Focused Reward, tutti basati sulla valutazione della sostenibilità dei fornitori. L’analisi empirica evidenzia tuttavia un quinto modello, il Buyer-Focused Reward, in cui la valutazione della sostenibilità riguarda il buyer e le sue strategie di approvvigionamento. In questo caso, i fornitori non sono direttamente valutati, ma contribuiscono indirettamente alla performance di sostenibilità del buyer, beneficiando comunque degli incentivi finanziari.
Figura 2 Configurazioni dei programmi SSCF: struttura degli incentivi e accesso al programma
Sustainable SCF per l’efficientamento energetico e la decarbonizzazione delle PMILe crescenti pressioni sulla sostenibilità, in particolare per efficientamento energetico e decarbonizzazione, richiedono alle imprese un approccio di filiera che coinvolga i fornitori PMI.
L’Osservatorio, nell’ambito del progetto europeo E4S (Energy For Supply), ha identificato tre categorie di soluzioni di finanziamento a supporto dei processi di transizione energetica: il Green Finance, gli Energy Performance Contracts (EPC) e il Sustainable Supply Chain Finance (SSCF).
Il Green Finance (green loans e sustainability-linked loans) e gli EPC supportano investimenti diretti in progetti green, richiedendo però un buon merito creditizio delle PMI, aderenza a criteri come EU Taxonomy e competenze ESG interne. Gli EPC si adattano a interventi ad alta intensità energetica, offrendo spesso supporto tecnico, ma sono prevalenti nelle grandi imprese.
Queste soluzioni considerano le PMI individualmente, senza considerare la dimensione di filiera. Il SSCF, invece, incentiva le performance ESG dei fornitori PMI attraverso pagamenti anticipati agevolati dal buyer, accessibili anche a merito creditizio medio-basso, senza finanziare direttamente gli investimenti ma fungendo da leva relazionale. Ad oggi, la ricerca non evidenzia ancora soluzioni capaci di finanziare i progetti di sostenibilità ambientale delle PMI tenendo conto del loro ruolo nella filiera e prevedendo un forte coinvolgimento del buyer; risulta quindi necessario sviluppare strumenti in questa direzione.
Il Digital Twin nel SCF
Il Digital Twin permette di replicare virtualmente sistemi complessi come processi o reti di fornitura, integrando dati reali e dati sintetici in tempo reale per attività di analisi dei dati e monitoraggio, simulazioni e ottimizzazione di una funzione obiettivo.
Integrando dati operativi e finanziari in tempo reale, il Digital Twin consente di mappare la filiera, ricostruire le relazioni commerciali e ottimizzare i flussi di cassa, le scorte e il ciclo di cassa. Dopo aver mappato le interdipendenze e i processi di pagamento tra i vari attori della rete, si può simulare come eventuali cambiamenti a livello economico o operativo, come il default di un nodo della rete, l’incremento della domanda o dei costi d’acquisto, potrebbero influenzare i flussi di cassa di filiera. Questo permette di identificare politiche di pagamento e gestione del capitale circolante, così da ottimizzare la posizione di liquidità.
I benefici più rilevanti emergono però nel processo di gestione dei rischi di filiera: replicando digitalmente una rete di filiera, è possibile identificare i nodi critici, simulare scenari di disruption e identificare azioni correttive basate su modelli predittivi e algoritmi di Artificial Intelligence che sono naturalmente integrati all’interno del Digital Twin.
Tuttavia, l’efficacia dell’adozione richiede elevata maturità digitale e dati affidabili da fonti interne ed esterne; le applicazioni empiriche risultano tuttora limitate rispetto al potenziale teorico ma con alcuni casi di successo.
La trasformazione del Supply Chain Finance
La ricerca di quest’anno dell’Osservatorio Supply Chain Finance del Politecnico di Milano, ha evidenziato sei tendenze che porteranno a un’evoluzione del mercato del Supply Chain Finance:
- L’evoluzione delle soluzioni di Supplier Financing, con l’introduzione del Pre- e Post- maturity financing
- L’impatto delle linee guida IASB sull’adozione di soluzioni di Supplier Financing
- La trasformazione dei ruoli degli attori che fanno parte dell’ecosistema del SCF
- L’Artificial Intelligence nei processi di SCF, il cui potenziale reale non è ancora stato sfruttato
- Le normative in ambito di sostenibilità, diventate meno stringenti
- Il contesto macroeconomico attuale, che causa incertezza e potenziale fonte di rischi di filiera
Il Supply Chain Finance entra dunque in una nuova fase di transizione: una transizione già avviata, in cui l’offerta si sta riposizionando e rinnovando sotto la spinta congiunta del contesto macroeconomico, dei nuovi requisiti regolamentari e delle trasformazioni dell’ecosistema