La solitudine dell’imprenditore
In un contesto globale segnato da crisi, guerre e incertezza, gli imprenditori si trovano sempre più soli nelle decisioni strategiche, costretti a ridurre le previsioni di lungo periodo e a fare affidamento su istinto, esperienza e capacità di adattamento
I buoni imprenditori, quelli cioè che ottengono validi risultati economici e anche di altra natura nelle imprese di cui sono proprietari, per svolgere al meglio le loro funzioni devono utilizzare con profitto due strumenti fondamentali. Da un lato, devono conoscere bene le tecniche di produzione, gestione e vendita dei fattori di produzione e dei prodotti e dei servizi oggetto della loro attività. Dall’altro lato e peraltro in stretta connessione con la padronanza di tali tecniche, devono conoscere bene soprattutto le prospettive dell’ambiente in cui si possono muovere con particolare riferimento all’andamento dei prezzi e delle quantità negoziabili per l’acquisizione dei fattori di produzione e per la vendita dei prodotti.
Mentre gli elementi qualificanti e condizionanti le loro capacità di produzione, gestione e vendita riguardano le caratteristiche personali e soprattutto l’esperienza, quelli riguardanti la conoscenza dell’ambiente in cui devono e dovranno operare dipendono da fattori esterni sui quali i singoli imprenditori possono incidere solo in misura marginale, disponendo comunque di dati statistici e di altro tipo sulle future tendenze del mercato che devono essere interpretati per essere utilizzati secondo la loro ottica individuale.
Per questo motivo anche la psicologia può giocare in materia un ruolo non irrilevante. Gli stessi dati riguardanti una determinata attività – a parità di altre condizioni – possono infatti portare un ottimista a decisioni e a comportamenti diversi da quelli di un pessimista.
Tali comportamenti, per quanto riguarda le tecniche di produzione, gestione e vendita sono quindi determinati essenzialmente dalle capacità personali dell’imprenditore, mentre quelli riguardanti l’ambiente in cui egli può muoversi dipendono dalla disponibilità, dalla qualità e dalla conoscenza di dati e fatti che sfuggono al suo controllo. In verità possono condizionarlo non solo per i motivi psicologici già ricordati, ma anche per la capacità di interpretarli, a sua volta influenzata dall’esperienza, ma anche dalle caratteristiche della sua azienda. Particolarmente importanti sono in materia le dimensioni assolute e soprattutto quelle relative di quest’ ultima. È infatti evidente, ad esempio, che se fosse un monopolista potrebbe conoscere e prevedere l’andamento del mercato meglio di un piccolo produttore soprattutto perché in qualche modo è lo stesso monopolista che almeno in parte lo manovra. In ogni caso a questi fini è fondamentale la qualità del materiale di cui l’imprenditore può disporre.
Di solito esso è ampio e le fonti sono diverse consentendogli di immaginare varie alternative sulle caratteristiche di un futuro che, specie in situazioni difficili e complesse come quelle che stiamo attraversando, sono poco comprensibili.
Alla fine delle analisi fatte in proposito prenderà comunque le sue decisioni, i risultati della cui applicazione pratica si conosceranno solo a posteriori.
Questo è accaduto anche recentemente in presenza di fenomeni inusuali come il covid e le guerre che turbano il mondo e che stanno dando vita a difficoltà aziendali di varia natura e consistenza. Non stupisce quindi constatare che molte imprese abbiano sospeso o ridimensionato i progetti di investimento e che stiano limitandosi a redigere quasi esclusivamente budget annuali anziché piani pluriennali sull’andamento futuro delle loro situazioni economiche, finanziarie e patrimoniali.
Per costruire ai giorni nostri ragionevolmente piani più lunghi non si può infatti disporre di un materiale esauriente e affidabile, ciò che ha cancellato alcuni riferimenti classici e reso le previsioni più difficili.
Non sto a elencare i problemi con i quali gli imprenditori debbono oggi confrontarsi a questi propositi. Sanno che il covid è stato debellato, ma sanno anche che molti conflitti stanno continuando e che altri potrebbero scoppiare, che la guerra doganale e dei dazi può stravolgere i mercati, che il diritto internazionale non è più rispettato come un tempo, che le decisioni di alcuni dei massimi reggitori del mondo sono diventate imprevedibili e spesso contraddittorie e così via.
Tutto questo vale pure per l’elaborazione delle politiche pubbliche dei singoli paesi e per costruire i bilanci statali, che aumentano le difficoltà di previsione degli imprenditori.
Questi ultimi hanno così perso (si spera solo temporaneamente ma non è affatto detto che sia così) molti punti di riferimento. È per questo che ho intitolato le presenti note ricorrendo alla parola “solitudine”, che impone loro la necessità di adattarsi ai tempi basandosi pressoché esclusivamente sulle proprie idee.
Partendo dal presupposto che le loro maggiori preoccupazioni rimangono quelle di far continuare e possibilmente sviluppare le imprese di loro proprietà in presenza di rischi gestibili, devono così tornare a comportarsi più o meno come hanno fatto anni fa, tenendo tuttavia conto di alcune importanti novità introdotte nel frattempo in quasi tutte le attività umane, come l’intelligenza artificiale, il cui impatto è peraltro ancora tutto da scoprire.
Il ritorno al passato significa rivalutare l’istinto dell’imprenditore, navigare a vista, aspettare per vedere ciò che accade anche considerando le scelte fatte dai concorrenti, tenendo presente che, comunque si possa immaginare il futuro e decidere come affrontarlo, esso è molto più rischioso del solito.
Nel complesso tutto lascia prevedere che lo sviluppo delle nostre imprese nei prossimi anni sarà lento e non permette troppe illusioni. Pensavamo di avere superato alcune fasi strutturali negative dello sviluppo economico e quindi anche di quello delle singole aziende, mentre invece siamo stati travolti da ciò che è accaduto nel mondo quasi senza rendercene conto. L’unica consolazione è che si tratta di una situazione non nuova avendo già caratterizzato altre epoche storiche, dalle quali molti imprenditori sono usciti provati, ma con orizzonti più ampi, imparando a vivere in un clima diverso che può offrire non solo fatti negativi ma pure occasioni interessanti, che dovrebbero consentir loro di raggiungere nuove mete anche ambiziose, ciò che non è affatto scontato ma deve essere almeno tentato.